diciamo che pare che i secoli passino e trapassino...
non riconosco gran parte delle cose addietro, e non capisco se non mi appartengono più o non mi sono mai appartenute. decisamente intollerante a quello che continua ad oscillare senza una spiegazione, come l'orologio a pendolo del salone alla scossa di terremoto, l'ultimo sorriso che ho visto...dolce, sembrava.
intollerante o impaziente, forse solo disillusa o delusa. cambiarono le stelle un anno fa, diomio come me lo sentivo, eppure non immaginavo, per quanto sognassi. ora, al solito...si ricorda, si torna indietro a ripensare che forse era meglio come era, che l'idea è sempre meglio che non cambi, che meglio l'illusione che la disillusione, meglio il film su pellicola cerebrale, che la pelle secca dalla sete e dal sole di maggio pesante quanto quello di giugno. fa caldo e picchia forte, qua....tum tum.
manca poco...
La prossima volta mi taglio una mano
e l'emisfero pensante...qual'è?! Quello destro..o sinistro...vabbè quello
La prossima volta imparo ad imparare
e "disimparo ad odiare"...prendo la citazione
La prossima volta mi faccio influenzare
e starnutisco con aspirina+vitaminaC
La prossima volta mi devo ricordare tutto
e non devo imparare niente a memoria
La prossima volta metto i giorni da parte
ed imparo a contare per i fatti miei
La prossima volta ci dormo su
e spengo la luce
e in tutto questo poi dove si sta
non ci si può credere in disparte
e in tutto questo poi come si sta
non si capisce il senso delle cose
e con tutto questo poi dove si va
non si capisce il senso delle cose Il senso delle cose_Interno 17
E lo sapevo che sarebbe tornato il rumore.
Quello che nel tempo si è trasformato, ed è passato da simile al volume troppo alto della tv a quello del traffico giù sotto di tre piani nella strada. In quel periodo il lettore cd girava e girava a tremila e anche se camminavo tanto, non si incepava mai, o comunque saltava davvero poco. Note e posti li ricordo con impressionante precisione, a tempo in quel tempo, andavo di apsso svelto e faceva caldo e io avevo tanto freddo. Erano brividi in realtà ed erano il presagio di qualcosa di davvero difficile da descrivere, figuriamoci da raggiungere. Ma quanto tempo è passato accidenti...non me lo ricordo quasi più. Ricordo il numero finale degli anni ma mi confondo tra un 4 e un 5 e allora mi resta da stare a vedere quanti vestiti ancora ho di quel periodo, quanti colori ho cambiato, quanto son cresciuti e son stati poi tagliati i miei capelli, quanti libri ho sul comodino in più e quante cose ho visto passare, ho imparato, ho pensato e immaginato. In quel periodo non pensavo che le cose passassero tanto velocemente. Anzi, pensavo che non sarebbero proprio passate. Non avevo idea del fatto che ci son piccoli sapori e leggeri profumi che ti cambiano le giornate, che passeggi e sembra che le cose ti bombardino a non finire un giorno e poi l'altro ti ignorino. Non avevo idea del fatto che i desideri si avverino, anzi pensavo che se desideri troppo è la volta buona che i piedi te li tiri per bene. Quante cose ho avuto in questi anni: tutti i desideri esauditi...lo devo ammettere, davvero tutti. E se piango è perchè io di questo son felice, ma volevo soltanto che qualcosa restasse, qualcosa. Quel piccolo pezzettino che arriva sempre a mancare di nuovo, quello che lascia il buco e lì dentro si scatena il vortice del vento e delle voci e dei suoni...e diventa rumore. Eccolo, è tornatodi nuovo quel piccolo vuoto. E io se lo guardo ci resto male, perchè son tanto orgogliosa di tutto questo "intorno" che mi gira attorno, ma mi pesa quel minuscolo vuoto che resta fermo immezzo.
Non sto più mano nella mano soltanto con me stessa
non è rimasto niente di "non successo"
ma c'è sempre quel colore che non ho
e non me ne è stato regalato nemmeno uno